Incendi boschivi in Abruzzo: un’emergenza alimentata dal caldo estremo
I circa 1.600 ettari di territorio andati in fumo negli scorsi giorni tra Lucoli e L’Aquila riaccendono – il verbo, in questo caso, è purtroppo quanto mai appropriato – l’attenzione sul fenomeno degli incendi boschivi in Abruzzo. Si tratta di un problema ben noto, tanto che è già in corso la Campagna Antincendi Boschivi della Regione Abruzzo, iniziata il 6 luglio e destinata a proseguire fino al 13 settembre, salvo eventuali proroghe o anticipi. Parallelamente, la Regione ha dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi dal 22 giugno al 15 ottobre 2025 sull’intero territorio regionale. Una misura resa necessaria dai numeri registrati negli ultimi anni: tra il 2021 e il 2025 si sono verificati 288 incendi, che hanno interessato oltre 6.000 ettari di superficie. Di questi, circa 750 ettari ricadono nella provincia di Teramo, con 210 ettari bruciati nel solo comune capoluogo.

Se si esclude il 2021, anno eccezionale in cui la sola provincia di Chieti ha registrato migliaia di ettari percorsi dal fuoco, i dati riportati in Figura 1 sono tutt’altro che rassicuranti. Si osserva infatti una tendenza all’aumento degli ettari bruciati sull’intero territorio regionale, segnale di un fenomeno che continua a crescere per frequenza e intensità.
A rendere ancora più critica la situazione contribuiscono le ondate di calore eccezionali che stanno caratterizzando gli ultimi anni e, in particolare, quella registrata quest’anno. Temperature elevate, periodi prolungati di siccità e vegetazione estremamente secca creano infatti condizioni ideali non solo per l’innesco degli incendi, ma anche per la loro propagazione e per una durata molto più lunga, rendendo le operazioni di spegnimento più difficili e aumentando le superfici percorse dalle fiamme.
Indipendentemente dalla loro origine, dolosa o accidentale, gli incendi rappresentano una fonte significativa di inquinamento atmosferico. La combustione della vegetazione libera nell’aria polveri sottili, monossido di carbonio (CO) e altre sostanze nocive, che possono raggiungere concentrazioni pericolose per la salute umana, soprattutto nelle aree prossime ai roghi. Vi è poi un aspetto meno evidente, ma altrettanto importante: il ruolo delle foreste nel mitigare i cambiamenti climatici. Attraverso la fotosintesi, gli alberi assorbono anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera e la immagazzinano nei propri tessuti per decenni o addirittura secoli, contribuendo a ridurre la concentrazione di questo gas serra. Quando un incendio distrugge un’area boschiva, questa capacità di assorbimento viene drasticamente ridotta. Non solo: la CO₂ accumulata negli alberi nel corso della loro vita viene in gran parte restituita all’atmosfera durante la combustione, alla quale si aggiungono le nuove emissioni prodotte dal fuoco stesso.
Ogni incendio rappresenta quindi un triplice danno ambientale: riduce la capacità futura di assorbire anidride carbonica, libera quella accumulata nel corso degli anni e produce ulteriori emissioni, contribuendo ad alimentare un circolo vizioso in cui il cambiamento climatico favorisce condizioni sempre più favorevoli agli incendi, mentre gli incendi stessi aggravano ulteriormente il cambiamento climatico.
