I circa 1.600 ettari di territorio andati in fumo negli scorsi giorni tra Lucoli e L’Aquila riaccendono – il verbo, in questo caso, è purtroppo quanto mai appropriato – l’attenzione sul fenomeno degli incendi boschivi in Abruzzo. Si tratta di un problema ben noto, tanto che è già in corso la Campagna Antincendi Boschivi della Regione Abruzzo, iniziata il 6 luglio e destinata a proseguire fino al 13 settembre, salvo eventuali proroghe o anticipi. Parallelamente, la Regione ha dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi dal 22 giugno al 15 ottobre 2025 sull’intero territorio regionale. Una misura resa necessaria dai numeri registrati negli ultimi anni: tra il 2021 e il 2025 si sono verificati 288 incendi, che hanno interessato oltre 6.000 ettari di superficie. Di questi, circa 750 ettari ricadono nella provincia di Teramo, con 210 ettari bruciati nel solo comune capoluogo.
Se si esclude il 2021, anno eccezionale in cui la sola provincia di Chieti ha registrato migliaia di ettari percorsi dal fuoco, i dati riportati in Figura 1 sono tutt’altro che rassicuranti. Si osserva infatti una tendenza all’aumento degli ettari bruciati sull’intero territorio regionale, segnale di un fenomeno che continua a crescere per frequenza e intensità.
A rendere ancora più critica la situazione contribuiscono le ondate di calore eccezionali che stanno caratterizzando gli ultimi anni e, in particolare, quella registrata quest’anno. Temperature elevate, periodi prolungati di siccità e vegetazione estremamente secca creano infatti condizioni ideali non solo per l’innesco degli incendi, ma anche per la loro propagazione e per una durata molto più lunga, rendendo le operazioni di spegnimento più difficili e aumentando le superfici percorse dalle fiamme.
Indipendentemente dalla loro origine, dolosa o accidentale, gli incendi rappresentano una fonte significativa di inquinamento atmosferico. La combustione della vegetazione libera nell’aria polveri sottili, monossido di carbonio (CO) e altre sostanze nocive, che possono raggiungere concentrazioni pericolose per la salute umana, soprattutto nelle aree prossime ai roghi. Vi è poi un aspetto meno evidente, ma altrettanto importante: il ruolo delle foreste nel mitigare i cambiamenti climatici. Attraverso la fotosintesi, gli alberi assorbono anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera e la immagazzinano nei propri tessuti per decenni o addirittura secoli, contribuendo a ridurre la concentrazione di questo gas serra. Quando un incendio distrugge un’area boschiva, questa capacità di assorbimento viene drasticamente ridotta. Non solo: la CO₂ accumulata negli alberi nel corso della loro vita viene in gran parte restituita all’atmosfera durante la combustione, alla quale si aggiungono le nuove emissioni prodotte dal fuoco stesso.
Ogni incendio rappresenta quindi un triplice danno ambientale: riduce la capacità futura di assorbire anidride carbonica, libera quella accumulata nel corso degli anni e produce ulteriori emissioni, contribuendo ad alimentare un circolo vizioso in cui il cambiamento climatico favorisce condizioni sempre più favorevoli agli incendi, mentre gli incendi stessi aggravano ulteriormente il cambiamento climatico.
Luglio2026 è stato caratterizzato da una riduzione delle precipitazioni ed da un andamento termico superiore alle attese stagionali, come testimoniato anche dai bollettini sulle ondate di calore, pubblicati dal Ministero della Salute, che hanno attribuito alla città di Pescara:
7 giorni di livello 3 (bollino rosso);
6 giorni di livello 2 (bollino arancione);
11 giorni di livello 1 (bollino giallo);
7 giorni di livello 0 (bollino verde).
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di luglio 2026 è stata di 23,25°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +3,89°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +2,69°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 38,36°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di luglio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Aug-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di luglio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Aug-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media regionale di luglio 2026 risulta essere superiore non solo ai valori medi storici, ma anche all’intervallo di variabilità osservato in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di luglio, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
18,34 ± 1,23
19,52 ± 1,23
22,49
Chieti
20,46 ± 1,09
21,74 ± 1,18
24,16
Pescara
20,49 ± 1,08
21,71 ± 1,19
24,07
Teramo
19,74 ± 1,03
20,88 ± 1,14
23,42
Abruzzo
19,35 ± 1,14
20,55 ± 1,20
23,25
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di luglio in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di luglio 2026 risultano più elevate, superando sia entrambe le medie storiche che i relativi intervalli di variabilità.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +3,61°C
Pescara: +3,52°C
Teramo: +2,87°C
L’Aquila: +1,94°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di luglio per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di luglio tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Aug-2026).
I dati mostrati in Figura 3 mostrano come le anomalie del 2026 continuino ad esibire valori superiori alla media in tutte le province.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di luglio 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate inferiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 528 mm, con uno scostamento di:
– 176 mm rispetto alla media 1961–1990
– 145 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 24,63 mm/giorno.
Il valore osservato è:
– 7,55 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
– 8,74 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII inferiore alla media suggerisce eventi piovosi meno intensi e concentrati.
Giorni estivi
Nel mese di luglio 2026 sono stati osservati 25giorni estivi, ossia giornate in cui la temperatura massima ha superato i 25 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+12 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+8 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Notti tropicali
Nel mese di luglio 2026 sono stati osservati 7notti tropicali, ossia giornate in cui la temperatura minima ha superato i 20 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+6 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+5 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Giorni con la temperatura superiore a 30°C
Nel mese di luglio 2026 sono stati osservati 11 giorni durante i quali la temperatura massima ha superato i 30 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+9 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+7 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Conclusione
I dati di luglio 2026 delineano un quadro caratterizzato da temperature superiori e precipitazioni inferiori alle medie climatologiche di riferimento. Sebbene il deficit pluviometrico risulti meno marcato rispetto ai due mesi precedenti, le precipitazioni registrate nel mese confermano la persistenza di condizioni favorevoli allo sviluppo della siccità. Il monitoraggio dei parametri meteorologici e idrologici proseguirà nei prossimi mesi al fine di valutare l’evoluzione del quadro climatico e dei suoi effetti sul territorio.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Aug-2026)
Giugno2026 è stato caratterizzato da un andamento termico superiore alle attese stagionali e con precipitazioni inferiori alle medie storiche. come testimoniato anche dai bollettini sulle ondate di calore, pubblicati dal Ministero della Salute, che hanno attribuito alla città di Pescara:
10 giorni di livello 3 (bollino rosso);
1 giorno di livello 2 (bollino arancione);
3 giorni di livello 1 (bollino giallo);
16 giorni di livello 0 (bollino verde).
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di giugno 2026 è stata di 20,9°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +4,54°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +3,10°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 35,41°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di giugno 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jul-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di giugno 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jul-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media regionale di giugno 2026 risulta essere superiore non solo ai valori medi storici, ma anche all’intervallo di variabilità osservato in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di giugno, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
15,17 ± 1,00
16,59 ± 1,34
19,73
Chieti
17,64 ± 0,95
19,15 ± 1,33
21,86
Pescara
17,65 ± 0,95
19,09 ± 1,33
21,35
Teramo
16,93 ± 0,92
18,32 ± 1,25
21,39
Abruzzo
16,38 ± 0,96
17,81 ± 1,32
20,91
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di giugno in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino ampiamente all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di giugno 2026 risultano più elevate, superando entrambe le medie storiche.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +4,05°C
Teramo: +3,57°C
Pescara: +3,53°C
L’Aquila: +1,92°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di giugno per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di giugno tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jul-2026).
Le anomalie del 2026 continuano ad indicare valori positivo significativi in tutte le province.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di giugno 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate inferiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 359 mm, con uno scostamento di:
– 645mm rispetto alla media 1961–1990
– 485mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 18,33 mm/giorno.
Il valore osservato è:
– 22,81 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
– 19,09 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII inferiore alla media suggerisce eventi piovosi meno intensi e concentrati.
Giorni estivi
Nel mese di giugno 2026 sono stati osservati 18giorni estivi, ossia giornate in cui la temperatura massima ha superato i 25 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+14 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+9 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Notti tropicali
Nel mese di giugno 2026 sono stati osservati 2notti tropicali, ossia giornate in cui lea temperatura minima ha superato i 20 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+2 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+2 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Giorni con la temperatura superiore a 30°C
Nel mese di giugno 2026 sono stati osservati 5 giorni durante i quali la temperatura massima ha superato i 30 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+5 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+4 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Conclusione
I dati di giugno 2026 delineano un quadro caratterizzato da temperature superiori e precipitazioni inferiori alle medie climatologiche di riferimento. Dopo il mese scorso, il deficit di precipitazioni registrato a giugno potrebbe rappresentare un ulteriore indizio che potrebbe portare ad una possibile fase di siccità estiva. Resta necessario proseguire il monitoraggio dei parametri meteorologici e idrologici per confermare o meno tale teoria.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jul-2026)
Lo scorso 10 maggio è iniziata la raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Cieli Blu”, che mira a introdurre un divieto alla “modifica delle condizioni metereologiche attraverso attività di geoingegneria nei cieli italiani”. Al di là del refuso presente nel testo (“metereologiche” anziché “meteorologiche”), la proposta fa riferimento ai cieli italiani e al rilascio in atmosfera di sostanze con lo scopo di alterarne composizione, comportamento o dinamica. In particolare, l’articolo 6 sembra richiamare il tema delle cosiddette “scie chimiche”, un’ipotesi diffusa da diversi decenni secondo cui gli aeromobili, oltre ai normali gas di scarico, rilascerebbero sostanze con finalità che andrebbero dalla modifica del clima fino ad altre forme di intervento sull’ambiente e sulla popolazione.
L’iniziativa ha raccolto un notevole interesse: a poco più di un mese dall’avvio sono già state superate le 40.000 adesioni, avvicinandosi rapidamente alla soglia delle 50.000 firme necessarie affinché la proposta possa essere depositata presso la Presidenza della Camera dei Deputati o del Senato della Repubblica. Alla luce di ciò, è utile chiarire alcuni aspetti scientifici legati al fenomeno osservabile nei cieli. Quelle scie che vengono definite “chimiche”, altro non sono che scie di condensazione che si formano a causa del vapore acqueo presente nei gas di scarico dei motori a reazione degli aerei. Le elevate temperature dei gas emessi dai motori e le basse temperature presenti alle quote di crociera determinano un rapido raffreddamento del vapore acqueo contenuto nei gas di scarico. In queste condizioni, il vapore può passare rapidamente allo stato solido attraverso il processo di brinamento, formando minuscoli cristalli di ghiaccio. La presenza, nei gas di scarico, di particelle che fungono da nuclei di condensazione, favorisce lo sviluppo delle caratteristiche scie di condensazione visibili nel cielo.
Affinché queste scie si formino, c’è bisogno di particolari condizioni che possono essere sintetizzate nel diagramma mostrato in Figura 1 che illustra il criterio di Schmidt–Appleman.
Figura 1. Diagramma schematico del criterio di Schmidt–Appleman per la formazione delle scie di condensazione in funzione della temperatura e dell’umidità relativa (UR). La regione blu identifica le condizioni nelle quali le scie di condensazione si formano sempre, indipendentemente dal contenuto di umidità dell’atmosfera. La regione centrale (bianca) rappresenta invece condizioni intermedie nelle quali la formazione delle scie dipende dall’umidità relativa (UR). La regione chiara sulla destra indica infine le condizioni per le quali le scie non possono formarsi. Le linee blu tratteggiate mostrano il criterio di formazione per diversi valori di umidità relativa, mentre la linea tratteggiata nera rappresenta il profilo verticale standard della temperatura atmosferica al variare della quota. La banda grigia evidenzia infine le tipiche quote di crociera degli aeromobili commerciali.
Quando la temperatura dell’aria è sufficientemente bassa, come mostrato nella regione colorata in blu del diagramma di Figura 1, le scie di condensazione possono formarsi anche in presenza di aria molto secca. In questa regione del grafico, infatti, la formazione delle scie avviene indipendentemente dal contenuto di umidità dell’atmosfera e può verificarsi persino per valori di umidità relativa prossimi allo 0%. Esiste poi una fascia intermedia di temperature, rappresentata dalla regione bianca del diagramma, nella quale la formazione delle scie dipende anche dal contenuto di vapore acqueo presente in atmosfera. In queste condizioni, le scie si formeranno soltanto qualora l’umidità relativa raggiunga determinati valori critici. Infine, per temperature superiori a una certa soglia, la formazione delle scie non risulta più possibile nemmeno nel caso di aria completamente satura di vapore acqueo, cioè con umidità relativa pari al 100%.
La Figura 1 mostra inoltre come vari la temperatura standard dell’atmosfera al crescere della quota attraverso la linea tratteggiata nera, insieme all’intervallo tipico delle quote di crociera degli aeromobili, rappresentato dalla zona grigia. Il profilo termico riportato nel diagramma corrisponde alle condizioni standard dell’atmosfera, definite assumendo valori convenzionali di temperatura e pressione al livello del mare. Nella realtà, tuttavia, il profilo verticale della temperatura può differire da quello standard e variare sia da un giorno all’altro sia nel corso della stessa giornata. Per questo motivo vengono effettuati regolarmente lanci di palloni sonda, generalmente nelle prime ore del mattino, che permettono di misurare il profilo verticale di temperatura, pressione e umidità dell’atmosfera. Utilizzando queste osservazioni è possibile aggiornare il profilo mostrato in Figura 1 e valutare, nota la quota di crociera degli aeromobili, quanto sia probabile osservare la formazione di scie di condensazione nei nostri cieli. La presenza o l’assenza delle scie, quindi, non dipende da fenomeni insoliti, ma da ben note condizioni atmosferiche e dalle quote alle quali avviene il volo.
Tra le ipotesi più frequentemente associate alle “scie chimiche” vi è quella secondo cui eventuali sostanze rilasciate dagli aerei possano raggiungere il suolo in modo tale da influenzare l’ambiente o la salute umana. Tuttavia, gli aeromobili commerciali operano tipicamente tra i 9 e i 12 km di quota, come mostrato in Figura 1. A queste altitudini, i processi di dispersione atmosferica, la circolazione dei venti e la presenza dello strato limite planetario favoriscono una forte diluizione delle sostanze eventualmente presenti, rendendo molto difficile che possano raggiungere il suolo in concentrazioni significative.
Un altro aspetto spesso discusso riguarda la percezione di una maggiore frequenza e persistenza delle scie rispetto al passato. Secondo le stime di FlightRadar24, ogni giorno vengono effettuati oltre 100.000 voli a livello globale. In Italia, i dati dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) mostrano che il numero di movimenti del traffico commerciale è aumentato di oltre il 20% tra il 2005 e il 2025. A ciò si aggiungono i voli cargo e gli aeromobili che attraversano lo spazio aereo nazionale senza effettuare scali. L’aumento del traffico aereo contribuisce quindi naturalmente a una maggiore presenza di scie nei cieli. Per quanto riguarda invece la loro persistenza, il fenomeno dipende ancora una volta dalle condizioni atmosferiche. Se l’aria è particolarmente secca, i cristalli di ghiaccio che compongono la scia sublimano rapidamente tornando allo stato gassoso e la scia scompare in tempi brevi. Se invece l’aria è molto umida, il processo di sublimazione risulta meno efficiente e le scie possono permanere più a lungo, estendendosi anche su vaste aree.
Sebbene la formazione delle scie di condensazione non sia un fenomeno intenzionale, il loro impatto climatico rappresenta oggi un tema di ricerca molto attivo. Studi recenti suggeriscono infatti che le scie persistenti possano contribuire al riscaldamento climatico attraverso effetti radiativi, in alcuni casi con un impatto comparabile o superiore a quello delle emissioni dirette associate alla combustione del carburante. Tra le possibili strategie di mitigazione proposte vi è quella avanzata dall’Imperial College di Londra: modificando la quota di crociera di circa 2000 piedi (circa 600 metri) in determinate condizioni atmosferiche, sarebbe possibile evitare le zone favorevoli alla formazione delle scie, riducendone sensibilmente l’impatto climatico.
Tornando alla proposta di legge di iniziativa popolare “Cieli Blu”, il raggiungimento delle 50.000 firme verificate consentirebbe il deposito del testo presso una delle due Camere del Parlamento. Successivamente, la proposta verrebbe sottoposta alle verifiche dell’Ufficio di Presidenza, annunciata all’Assemblea e assegnata alla commissione parlamentare competente per l’esame. Storicamente, tuttavia, le proposte di legge di iniziativa popolare presentano tassi di approvazione relativamente contenuti, anche perché la loro discussione dipende dalle priorità e dalle scelte di calendarizzazione parlamentare. Al momento della stesura di questo articolo, non risultano adesioni ufficiali da parte di esponenti politici alla proposta “Cieli Blu”.
Nel caso in cui la proposta dovesse proseguire il proprio iter legislativo, potrebbe inoltre emergere il tema delle modalità di applicazione e verifica delle eventuali disposizioni previste, in particolare per quanto riguarda l’accertamento delle violazioni e l’impatto operativo sul traffico aereo nazionale e internazionale.
Lo scorso 14 maggio il Climate Prediction Center (CPC), agenzia federale statunitense specializzata nelle previsioni climatiche, ha comunicato che esiste l’82% di probabilità che le condizioni di El Niño si sviluppino tra maggio e luglio 2026, con una probabilità che il fenomeno persista fino all’inverno 2026-2027 pari al 96%.
La notizia ha rapidamente attirato l’attenzione della comunità scientifica e dei media internazionali, poiché El Niño è uno dei principali fenomeni climatici naturali in grado di influenzare il clima globale. Ma cos’è esattamente El Niño? E quali potrebbero essere gli effetti sull’Italia e sull’Abruzzo?
El Niño fa parte del ciclo climatico noto come ENSO (El Niño Southern Oscillation), una fluttuazione periodica che coinvolge l’Oceano Pacifico equatoriale e l’atmosfera sovrastante. Il ciclo ENSO si alterna tra due fasi opposte: El Niño e La Niña, intervallate da una fase neutra.
Durante El Niño, gli alisei, i venti che soffiano da est verso ovest lungo il Pacifico equatoriale, tendono ad indebolirsi. Di conseguenza, la risalita delle acque fredde profonde lungo le coste occidentali del Sud America viene rallentata, favorendo un aumento delle temperature superficiali dell’oceano nella parte centrale e orientale del Pacifico. La Niña rappresenta invece la fase opposta: gli alisei si intensificano, la risalita di acque fredde aumenta e le temperature superficiali oceaniche risultano inferiori alla media.
Figura 1. Confronto tra le condizioni normali del Pacifico equatoriale e quelle associate allo sviluppo di El Niño. Fonte: NOAA.
Durante El Niño si registrano spesso precipitazioni più abbondanti lungo le coste occidentali del Sud America, mentre Australia, Indonesia e alcune regioni dell’Asia meridionale possono sperimentare condizioni di siccità anche severe. Durante La Niña, invece, gli effetti tendono generalmente a invertirsi.
Il ciclo ENSO ha una periodicità variabile, generalmente compresa tra 2 e 7 anni, e può durare dai 9 ai 12 mesi. Ma se El Niño è un fenomeno naturale ricorrente, perché il possibile evento del 2026 sta attirando così tanta attenzione? Uno degli indicatori principali utilizzati per monitorarne l’evoluzione è la temperatura superficiale del mare nella cosiddetta regione Niño 3.4, situata nel Pacifico equatoriale centrale. Valori superiori alla media di +0,5°C indicano lo sviluppo di El Niño, mentre anomalie della stessa intensità ma negative sono associate a La Niña.
Figura 2. Le quattro regioni di monitoraggio di El Niño nel Pacifico equatoriale. In rosso è evidenziata la zona Niño 3.4, utilizzata come area di riferimento per il monitoraggio e la classificazione delle condizioni di El Niño e La Niña. Fonte: NOAA.
Gli ultimi dati del CPC mostrano un’anomalia positiva di circa +0,4°C, con un progressivo aumento delle temperature oceaniche negli ultimi mesi. Le proiezioni indicano che questa anomalia potrebbe aumentare ulteriormente e, secondo alcune ipotesi discusse negli ultimi giorni, non si può escludere la formazione di un cosiddetto “Super El Niño”, ovvero un episodio particolarmente intenso, in grado di accentuare gli impatti climatici osservati normalmente durante queste fasi. Tuttavia, è importante sottolineare che i dati attualmente disponibili non consentono ancora di stimare l’intensità dell’evento. Saranno necessari ulteriori mesi di osservazione per capirlo.
A differenza delle regioni che si affacciano sul Pacifico, El Niño non influenza direttamente il clima europeo. Le connessioni atmosferiche tra Pacifico ed Europa, chiamate “teleconnessioni”, sono infatti molto complesse e non producono sempre gli stessi effetti. Ogni episodio di El Niño presenta caratteristiche proprie e può interagire in modo diverso con gli altri fattori che regolano il clima europeo. Nonostante ciò, gli studi sui precedenti eventi mostrano alcune tendenze ricorrenti. Durante gli inverni influenzati da El Niño, il Nord Europa tende a sperimentare condizioni più fredde e secche, mentre l’area mediterranea può essere associata a inverni più miti e, in alcuni casi, più piovosi. Per l’Italia e l’Abruzzo, tuttavia, non è possibile prevedere effetti diretti o automatici. Molto dipenderà dall’intensità dell’evento e dalla sua interazione con altri elementi della circolazione atmosferica.
Fenomeni come El Niño e La Niña fanno parte della naturale variabilità climatica terrestre e i loro effetti, nel lungo periodo, tendono almeno in parte a compensarsi. Per questo motivo, il dato più rilevante non è tanto il temporaneo aumento della temperatura globale associato a un singolo episodio di El Niño, quanto il trend di riscaldamento osservato negli ultimi decenni. Anche tenendo conto delle oscillazioni naturali del sistema climatico, infatti, la temperatura media globale continua a mostrare una chiara tendenza all’aumento. Questo indica che il cambiamento climatico attualmente in corso non può essere spiegato soltanto dai cicli naturali come ENSO, ma rappresenta un fenomeno più ampio e persistente. In questo contesto, El Niño non è tanto la causa del riscaldamento globale, quanto un fattore che può temporaneamente amplificarne gli effetti, rendendo ancora più evidenti anomalie termiche e fenomeni estremi già osservati a livello mondiale.
Maggio2026 è stato caratterizzato da un andamento termico superiore alle attese stagionali e con precipitazioni inferiori alle medie storiche. A partire dal 25 di questo mese, il Ministero della Salute è tornato ad emettere i bollettini sulle ondate di calore, che hanno attribuito alla città di Pescara:
0 giorni di livello 3 (bollino rosso);
2 giorni di livello 2 (bollino arancione);
4 giorni di livello 1 (bollino giallo);
1 giorno di livello 0 (bollino verde).
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di maggio 2026 è stata di 14,1°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +1,35°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +0,70°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 30,56°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di maggio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jun-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di maggio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jun-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media regionale di maggio 2026 risulta essere superiore ai valori medi storici, rimanendo entro gli intervalli di variabilità relativi alla sola media relativa al periodo 1991-2020. La Tabella 1 riporta nel dettaglio le temperature medie di maggio, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
11,58 ± 1,27
12,14 ± 1,61
12,76
Chieti
13,95 ± 1,19
14,69 ± 1,41
15,36
Pescara
13,98 ± 1,18
14,64 ± 1,42
15,34
Teramo
13,32 ± 1,18
14,07 ± 1,42
15,00
Abruzzo
12,75 ± 1,22
13,40 ± 1,51
14,10
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di maggio in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino ampiamente all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di maggio 2026 risultano più elevate, superando entrambe le medie storiche.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +1,95°C
Pescara: +1,93°C
Teramo: +1,59°C
L’Aquila: -0,65°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di maggio per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di maggio tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jun-2026).
Le anomalie del 2026 risultano essere, dopo il 2022, le più marcate in tutte le province degli ultimi sei anni, eccezion fatta per L’Aquila per cui l’anomalia rimane negativa.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di maggio 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate inferiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 864 mm, con uno scostamento di:
– 208 mm rispetto alla media 1961–1990
– 299 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 39,43 mm/giorno.
Il valore osservato è:
– 3,50 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
– 7,47 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII inferiore alla media suggerisce eventi piovosi meno intensi e concentrati.
Giorni piovosi
Nel mese di maggio 2026 sono stati osservati 21giorni di pioggia, ossia giornate in cui le precipitazioni hanno raggiunto o superato 1 mm.
Rispetto alle medie climatiche:
-4 giorni rispetto al periodo 1961–1990
-3 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Giorni estivi
Nel mese di maggio 2026 sono stati osservati 3giorni estivi, ossia giornate in cui la temperatura massima ha superato i 25 °C.
Rispetto alle medie climatiche:
+2 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+2 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Conclusione
I dati di maggio 2026 delineano un quadro caratterizzato da condizioni calde e secche, con temperature superiori e precipitazioni inferiori alle medie climatologiche di riferimento. Sebbene i mesi precedenti siano stati interessati da apporti pluviometrici significativi, spesso associati a eventi intensi e concentrati nel tempo, il deficit di precipitazioni registrato a maggio potrebbe rappresentare un primo segnale di una possibile fase di siccità estiva. Sarà tuttavia necessario proseguire il monitoraggio dei parametri meteorologici e idrologici per confermare o meno tale tendenza.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Jun-2026)
Aprile2026 è stato caratterizzato da un andamento termico superiore alle attese stagionali e con precipitazioni elevate per il periodo.
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di aprile 2026 è stata di 10,93°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +2,75°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +2,02°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 23,55°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di aprile 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-May-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di aprile 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-May-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media regionale di aprile 2026 risulta essere superiore ai valori medi storici ed al di fuori degli rintervalli di variabilità osservati in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di aprile, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
7,00 ± 1,38
7,71 ± 1,35
10,07
Chieti
9,42 ± 1,30
10,20 ± 1,32
11,83
Pescara
9,39 ± 1,34
10,09 ± 1,32
11,70
Teramo
8,75 ± 1,30
9,50 ± 1,29
11,43
Abruzzo
8,18 ± 1,34
8,92 ± 1,33
10,93
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di aprile in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di aprile 2026 risultano più elevate, superando ampiamente entrambe le medie storiche.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +2,91°C
Pescara: +2,78°C
Teramo: +2,51°C
L’Aquila: +1,15°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di aprile per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di aprile tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-May-2026).
Le anomalie del 2026 risultano essere, dopo il 2024, le più marcate in tutte le province degli ultimi sei anni, eccezion fatta per L’Aquila per cui l’anomalia è la più significativa.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di aprile 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate superiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 1707mm, con uno scostamento di:
+ 459 mm rispetto alla media 1961–1990
+ 501 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 87,48 mm/giorno.
Il valore osservato è:
+ 37,93 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
+ 36,85 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII superiore alla media suggerisce eventi piovosi più intensi e concentrati, con potenziali implicazioni per il rischio idrogeologico
Giorni piovosi
Nel mese di aprile 2026 sono stati osservati 19giorni di pioggia, ossia giornate in cui le precipitazioni hanno raggiunto o superato 1 mm.
Rispetto alle medie climatiche:
-6 giorni rispetto al periodo 1961–1990
-5 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Conclusione
I dati di aprile 2026 confermano un quadro climatico in progressiva evoluzione, caratterizzato da anomalie termiche positive e da un regime pluviometrico sempre più irregolare e intenso. L’aumento delle precipitazioni, spesso concentrate in episodi di forte intensità come già osservato nel febbraio 2026, rafforza l’evidenza di una crescente frequenza di eventi meteorologici estremi. Questo andamento si inserisce coerentemente nel contesto dei cambiamenti climatici in atto, evidenziando la necessità di rafforzare le attività di monitoraggio e analisi. Un’osservazione continua e strutturata dei principali parametri climatici rappresenta infatti uno strumento fondamentale non solo per comprendere l’evoluzione del clima in Abruzzo, ma anche per supportare strategie di adattamento e gestione sostenibile del territorio regionale.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-May-2026)
Marzo2026 è stato caratterizzato da un andamento termico leggermente superiore alle attese stagionali e con precipitazioni elevate per il periodo.
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di marzo 2026 è stata di 5,8°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +1,13°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +0,31°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 17,95°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di marzo 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Apr-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di marzo 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Apr-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media regionale di marzo 2026 risulta essere superiore ai valori medi storici, pur rientrando all’interno degli rintervalli di variabilità osservati in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di marzo, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
3,57 ± 1,90
4,40 ± 1,54
4,64
Chieti
5,94 ± 1,81
6,76 ± 1,50
6,62
Pescara
5,65 ± 1,89
6,46 ± 1,55
6,03
Teramo
5,08 ± 1,82
5,91 ± 1,48
6,40
Abruzzo
4,66 ± 1,86
5,49 ± 1,52
5,80
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di marzo in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di marzo 2026 risultano più elevate, superando entrambe le medie storiche, in provincia dell’Aquila, di Teramo e, in generale in Abruzzo, mentre per la province di Chieti e Pescara le temperature risultano più elevate solo rispetto alla media osservata nel periodo 1961-1990.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +1,14°C
Teramo: +0,91°C
Pescara: +0,54°C
L’Aquila: -0,85°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di marzo per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di marzo tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Apr-2026).
Sebbene le anomalie del 2026 non risultino essere le più marcate in tutte le province rispetto ai valori degli ultimi sei anni, i livelli registrati sono comunque superiori alla media in tutte le province, eccezion fatta per L’Aquila.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di marzo 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate superiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 1597mm, con uno scostamento di:
+ 437 mm rispetto alla media 1961–1990
+ 460 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 55,24 mm/giorno.
Il valore osservato è:
+ 6,39 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
+ 3,83 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII superiore alla media suggerisce eventi piovosi più intensi e concentrati, con potenziali implicazioni per il rischio idrogeologico
Giorni piovosi
Nel mese di marzo 2026 sono stati osservati ben 29giorni di pioggia, ossia giornate in cui le precipitazioni hanno raggiunto o superato 1 mm.
Rispetto alle medie climatiche:
+6 giorni rispetto al periodo 1961–1990
+8 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Conclusione
I dati di marzo 2026 confermano un quadro climatico in progressiva evoluzione, caratterizzato da anomalie termiche positive e da un regime pluviometrico sempre più irregolare e intenso. L’aumento delle precipitazioni, spesso concentrate in episodi di forte intensità come già osservato nel febbraio 2026, rafforza l’evidenza di una crescente frequenza di eventi meteorologici estremi. Questo andamento si inserisce coerentemente nel contesto dei cambiamenti climatici in atto, evidenziando la necessità di rafforzare le attività di monitoraggio e analisi. Un’osservazione continua e strutturata dei principali parametri climatici rappresenta infatti uno strumento fondamentale non solo per comprendere l’evoluzione del clima in Abruzzo, ma anche per supportare strategie di adattamento e gestione sostenibile del territorio regionale.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Apr-2026)
A tutti sarà capitato di sentirsi particolarmente stanchi e avere difficoltà a concentrarsi o a svolgere anche compiti che richiedono uno sforzo cerebrale minimo dopo lunghe riunioni di lavoro o dopo alcune ore trascorse a scuola. In molti casi si tratta semplicemente di affaticamento mentale; tuttavia, nelle situazioni appena descritte, questi sintomi possono essere legati anche a un altro fattore spesso trascurato: l’esposizione prolungata a livelli elevati di anidride carbonica (CO₂).
Negli ambienti chiusi con molte persone, come una classe scolastica o una sala riunioni, si creano infatti le condizioni ideali per l’accumulo di CO₂ prodotta dalla respirazione umana. Durante la respirazione inspiriamo aria ricca di ossigeno; nei polmoni il sangue assorbe questo ossigeno e rilascia anidride carbonica, che viene poi espirata. Un adulto respira mediamente circa 30 litri d’aria all’ora. Dell’aria espirata, circa il 4,5% è costituito da CO₂, una concentrazione molto più elevata rispetto a quella presente nell’aria atmosferica, che è circa lo 0,04%.
In un ambiente affollato e poco ventilato, questa differenza fa sì che la concentrazione di CO₂ aumenti rapidamente. In una classe scolastica o in una sala riunioni con molte persone, bastano poche ore perché i livelli si innalzino in modo significativo. Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata a concentrazioni elevate di CO₂ può ridurre la nostra capacità di concentrazione, rallentare i processi decisionali e rendere più difficile anche lo svolgimento di compiti relativamente semplici. Ecco perché una buona ventilazione degli ambienti non è solo una questione di comfort, ma anche di benessere cognitivo: far circolare l’aria significa aiutare il cervello a lavorare meglio e sentirsi più lucidi e riposati.
A questo punto può sorgere una domanda spontanea: se ognuno di noi espira una quantità relativamente significativa di CO₂, non siamo forse anche noi responsabili dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera e quindi del cambiamento climatico? La risposta, sorprendentemente, è no.
La CO₂ che espiriamo fa infatti parte di un ciclo naturale del carbonio. Attraverso la fotosintesi, le piante assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e incorporano il carbonio nei propri tessuti. Quando noi mangiamo piante, o animali che si sono nutriti di piante, assimiliamo quel carbonio. La CO₂ che espiriamo è quindi semplicemente il ritorno in atmosfera dello stesso carbonio che le piante avevano precedentemente catturato. Si tratta dunque di un ciclo chiuso e in equilibrio naturale.
Il problema del cambiamento climatico nasce invece quando introduciamo nell’atmosfera carbonio “nuovo” dal punto di vista del ciclo naturale, come quello contenuto nei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), rimasto intrappolato nel sottosuolo per milioni di anni. Bruciandoli, immettiamo nell’atmosfera grandi quantità di CO₂ aggiuntiva, alterando l’equilibrio del sistema.
Febbraio2026 è stato caratterizzato da un andamento termico di gran lunga superiore alle attese stagionali e con precipitazioni elevate per il periodo.
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di febbraio 2026 è stata di 5,92°C. Si tratta di un valore notevolmente superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +3,75°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +3,38°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 16,96°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di febbraio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di febbraio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media di febbraio 2026 risulta essere superiore non solo ai valori medi storici, ma anche agli rintervalli di variabilità osservati in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di febbraio, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
1,07 ± 1,93
1,47 ± 2,20
4,87
Chieti
3,50 ± 1,86
3,87 ± 2,12
6,90
Pescara
2,96 ± 1,95
3,32 ± 2,17
6,23
Teramo
2,64 ± 1,88
2,93 ± 2,11
6,19
Abruzzo
2,18 ± 1,90
2,54 ± 2,16
5,92
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di febbraio in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di febbraio2026 risultano ancora più elevate, superando entrambe le medie storiche e risultando superiore alla temperatura media osservata nel periodo 1961-1990 di un fattore 2.7.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +4,36°C
Pescara: +3,69°C
Teramo: +3,65°C
L’Aquila: +2,33°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di febbraio per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di febbraio tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026).
Sebbene le anomalie del 2026 non risultino essere le più marcate in tutte le province rispetto ai valori degli ultimi sei anni, i livelli registrati sono comunque significativamente superiori alla media.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di febbraio 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate superiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 1358 mm, con uno scostamento di:
+ 242 mm rispetto alla media 1961–1990
+ 377 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 66.30 mm/giorno.
Il valore osservato è:
+ 15.15 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
+ 15.56 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII superiore alla media suggerisce eventi piovosi più intensi e concentrati, con potenziali implicazioni per il rischio idrogeologico
Giorni di gelo
Nel mese di febbraio 2026non sono stati osservati giorni di gelo, ovvero giorni in cui la temperatura minima è scesa sotto 0°C.
Rispetto alle medie climatiche:
-2 giorni rispetto al periodo 1961–1990
-2 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Un ulteriore indicatore del progressivo aumento della temperatura media anche nei mesi invernali.
Conclusione
I dati relativi a febbraio 2026 evidenziano segnali particolarmente allarmanti sul fronte delle anomalie termiche, confermando un progressivo allontanamento dai valori climatici di riferimento. Anche l’aumento delle precipitazioni mensili, a fronte di un numero di giornate piovose sostanzialmente invariato, si colloca in un quadro caratterizzato da eventi meteorologici sempre più intensi e concentrati, una delle manifestazioni più evidenti dei cambiamenti climatici in corso. In questo contesto, un monitoraggio costante e sistematico di temperature e precipitazioni risulta essenziale per seguire l’evoluzione del clima in Abruzzo e favorire una comprensione più consapevole delle dinamiche ambientali che interessano il territorio regionale.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026)