A tutti sarà capitato di sentirsi particolarmente stanchi e avere difficoltà a concentrarsi o a svolgere anche compiti che richiedono uno sforzo cerebrale minimo dopo lunghe riunioni di lavoro o dopo alcune ore trascorse a scuola. In molti casi si tratta semplicemente di affaticamento mentale; tuttavia, nelle situazioni appena descritte, questi sintomi possono essere legati anche a un altro fattore spesso trascurato: l’esposizione prolungata a livelli elevati di anidride carbonica (CO₂).
Negli ambienti chiusi con molte persone, come una classe scolastica o una sala riunioni, si creano infatti le condizioni ideali per l’accumulo di CO₂ prodotta dalla respirazione umana. Durante la respirazione inspiriamo aria ricca di ossigeno; nei polmoni il sangue assorbe questo ossigeno e rilascia anidride carbonica, che viene poi espirata. Un adulto respira mediamente circa 30 litri d’aria all’ora. Dell’aria espirata, circa il 4,5% è costituito da CO₂, una concentrazione molto più elevata rispetto a quella presente nell’aria atmosferica, che è circa lo 0,04%.
In un ambiente affollato e poco ventilato, questa differenza fa sì che la concentrazione di CO₂ aumenti rapidamente. In una classe scolastica o in una sala riunioni con molte persone, bastano poche ore perché i livelli si innalzino in modo significativo. Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata a concentrazioni elevate di CO₂ può ridurre la nostra capacità di concentrazione, rallentare i processi decisionali e rendere più difficile anche lo svolgimento di compiti relativamente semplici. Ecco perché una buona ventilazione degli ambienti non è solo una questione di comfort, ma anche di benessere cognitivo: far circolare l’aria significa aiutare il cervello a lavorare meglio e sentirsi più lucidi e riposati.
A questo punto può sorgere una domanda spontanea: se ognuno di noi espira una quantità relativamente significativa di CO₂, non siamo forse anche noi responsabili dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera e quindi del cambiamento climatico? La risposta, sorprendentemente, è no.
La CO₂ che espiriamo fa infatti parte di un ciclo naturale del carbonio. Attraverso la fotosintesi, le piante assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e incorporano il carbonio nei propri tessuti. Quando noi mangiamo piante, o animali che si sono nutriti di piante, assimiliamo quel carbonio. La CO₂ che espiriamo è quindi semplicemente il ritorno in atmosfera dello stesso carbonio che le piante avevano precedentemente catturato. Si tratta dunque di un ciclo chiuso e in equilibrio naturale.
Il problema del cambiamento climatico nasce invece quando introduciamo nell’atmosfera carbonio “nuovo” dal punto di vista del ciclo naturale, come quello contenuto nei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), rimasto intrappolato nel sottosuolo per milioni di anni. Bruciandoli, immettiamo nell’atmosfera grandi quantità di CO₂ aggiuntiva, alterando l’equilibrio del sistema.
Febbraio2026 è stato caratterizzato da un andamento termico di gran lunga superiore alle attese stagionali e con precipitazioni elevate per il periodo.
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di febbraio 2026 è stata di 5,92°C. Si tratta di un valore notevolmente superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +3,75°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +3,38°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 16,96°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di febbraio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di febbraio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media di febbraio 2026 risulta essere superiore non solo ai valori medi storici, ma anche agli rintervalli di variabilità osservati in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di febbraio, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
1,07 ± 1,93
1,47 ± 2,20
4,87
Chieti
3,50 ± 1,86
3,87 ± 2,12
6,90
Pescara
2,96 ± 1,95
3,32 ± 2,17
6,23
Teramo
2,64 ± 1,88
2,93 ± 2,11
6,19
Abruzzo
2,18 ± 1,90
2,54 ± 2,16
5,92
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di febbraio in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di febbraio2026 risultano ancora più elevate, superando entrambe le medie storiche e risultando superiore alla temperatura media osservata nel periodo 1961-1990 di un fattore 2.7.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +4,36°C
Pescara: +3,69°C
Teramo: +3,65°C
L’Aquila: +2,33°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di dicembre per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di febbraio tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026).
Sebbene le anomalie del 2026 non risultino essere le più marcate in tutte le province rispetto ai valori degli ultimi sei anni, i livelli registrati sono comunque significativamente superiori alla media.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di febbraio 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate superiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 1358 mm, con uno scostamento di:
+ 242 mm rispetto alla media 1961–1990
+ 377 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 66.30 mm/giorno.
Il valore osservato è:
+ 15.15 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
+ 15.56 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII superiore alla media suggerisce eventi piovosi più intensi e concentrati, con potenziali implicazioni per il rischio idrogeologico
Giorni di gelo
Nel mese di febbraio 2026non sono stati osservati giorni di gelo, ovvero giorni in cui la temperatura minima è scesa sotto 0°C.
Rispetto alle medie climatiche:
-2 giorni rispetto al periodo 1961–1990
-2 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Un ulteriore indicatore del progressivo aumento della temperatura media anche nei mesi invernali.
Conclusione
I dati relativi a febbraio 2026 evidenziano segnali particolarmente allarmanti sul fronte delle anomalie termiche, confermando un progressivo allontanamento dai valori climatici di riferimento. Anche l’aumento delle precipitazioni mensili, a fronte di un numero di giornate piovose sostanzialmente invariato, si colloca in un quadro caratterizzato da eventi meteorologici sempre più intensi e concentrati, una delle manifestazioni più evidenti dei cambiamenti climatici in corso. In questo contesto, un monitoraggio costante e sistematico di temperature e precipitazioni risulta essenziale per seguire l’evoluzione del clima in Abruzzo e favorire una comprensione più consapevole delle dinamiche ambientali che interessano il territorio regionale.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Mar-2026)
La produzione di energia idroelettrica in Italia prende avvio alla fine dell’Ottocento e si diffonde rapidamente grazie a due condizioni favorevoli: la scarsità di combustibili fossili e la presenza capillare di corsi d’acqua che attraversano ampie vallate. In questo scenario, regioni dal profilo prevalentemente montuoso e ricche di bacini idrici, come l’Abruzzo, hanno trovato nell’idroelettrico una risorsa pienamente coerente con la propria morfologia e con la disponibilità naturale del territorio.
All’inizio del Novecento, tali caratteristiche alimentarono l’idea che l’Italia potesse raggiungere un’autosufficienza energetica stabile sfruttando la forza dell’acqua. Tuttavia, nel secondo dopoguerra la domanda di energia elettrica aumentò rapidamente, imponendo la realizzazione di nuovi impianti per sostenere la crescita industriale e civile. Proprio in quel periodo, però, il potenziale di ulteriore espansione dell’idroelettrico iniziò a mostrare segnali di saturazione, come evidenziato dal grafico in Figura 1.
Figura 1. Istogramma della percentuale di energia elettrica prodotta in Italia tramite impianti idroelettrici dal 1886 al 2024. Fonte dati: Terna S.p.A.
Con riferimento al contesto regionale, al 31 dicembre 2024 in Abruzzo risultano in esercizio 74 impianti idroelettrici, per una potenza efficiente netta complessiva di 1.071,1 MW. Nel corso del 2024, la provincia con la maggiore produzione è Teramo, con circa 363 GWh, seguita da Pescara (276 GWh), Chieti (253 GWh) e L’Aquila (204 GWh), per un totale regionale pari a circa 1,1 miliardi di kWh.
Questo valore rappresenta circa il 2% dell’energia idroelettrica prodotta complessivamente in Italia nello stesso anno, una quota leggermente inferiore alla media registrata nel corso del secolo, come mostrato in Figura 2. Il dato evidenzia come, pur non essendo tra le regioni leader a livello nazionale, l’Abruzzo mantenga un ruolo significativo nel panorama delle rinnovabili, grazie a una rete impiantistica diffusa nel territorio.
Figura 2. Istogramma della percentuale di energia elettrica prodotta in Abruzzo rispetto al totale nazionale da impianti idroelettrici, nel periodo 2000 – 2024. Fonte dati: Terna S.p.A.
Parallelamente, la necessità di ridurre le emissioni climalteranti ha reso imprescindibile lo sviluppo di ulteriori fonti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico. In Italia, questi settori hanno registrato progressi significativi, arrivando a rappresentare complessivamente circa il 22% della produzione totale di elettricità. Nonostante ciò, il contributo principale tra le rinnovabili resta quello dell’idroelettrico, che nel 2024 copre circa il 48% della produzione rinnovabile nazionale.
Tale centralità, tuttavia, pone interrogativi per il futuro. Da un lato, l’idroelettrico appare ormai sfruttato quasi al massimo delle sue potenzialità, con margini di crescita limitati; dall’altro, la sua produttività è strettamente legata alla disponibilità idrica, sempre più condizionata dai cambiamenti climatici.
Gli eventi estremi incidono in modo diretto sulla produzione. La marcata siccità registrata tra l’inverno 2021 e il 2022 ha comportato una riduzione del 42% dell’energia prodotta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con effetti evidenti anche nei territori dell’Appennino centrale. Al contrario, precipitazioni particolarmente intense possono determinare il rapido riempimento degli invasi e lo sfioro di grandi volumi d’acqua non sfruttabili a fini energetici, come accaduto alla Diga di Ridracoli durante un recente episodio di forti piogge.
In questo contesto di saturazione del grande idroelettrico e di crescente instabilità climatica, una prospettiva interessante per l’Abruzzo è rappresentata dallo sviluppo del micro idroelettrico. Impianti di piccola scala, generalmente installati su corsi d’acqua minori, acquedotti o canali esistenti, capaci di produrre energia con un impatto ambientale più contenuto rispetto alle grandi dighe.
Per una regione come l’Abruzzo, caratterizzata da una diffusa rete di corsi d’acqua montani e da piccoli centri distribuiti sul territorio, il micro idroelettrico può costituire una soluzione complementare: non tanto per incrementare in modo significativo la produzione complessiva, quanto per favorire l’autoconsumo locale, la generazione distribuita e una maggiore resilienza energetica delle comunità.
Gennaio2026 è stato caratterizzato da un andamento termico superiore alle attese stagionali e con precipitazioni eccezionalmente elevate per il periodo.
🌡️Temperature medie
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di gennaio 2026 è stata di 3,38°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +1,98°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +1,25°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 16,02°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di gennaio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Feb-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di gennaio 2026 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Feb-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media di gennaio 2026 risulta essere superiore ai valori medi storici, in taluni casi anche degli rintervalli di variabilità osservati in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di gennaio, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2026
L’Aquila
0,30 ± 1,75
1,12 ± 1,62
2,33
Chieti
2,74 ± 1,70
3,39 ± 1,61
4,75
Pescara
2,01 ± 1,81
2,70 ± 1,75
4,08
Teramo
1,91 ± 1,72
2,56 ± 1,62
3,69
Abruzzo
1,40 ± 1,74
2,13 ± 1,63
3,38
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di gennaio in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia nettamente superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di gennaio 2026 risultano ancora più elevate, superando entrambe le medie storiche e quasi raddoppiando la temperatura media osservata nel periodo 1961-1990.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +2,62°C
Pescara: +1,95°C
Teramo: +1,56°C
L’Aquila: +0,20°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di dicembre per il 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi sei anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di gennaio tra il 2021 e il 2026, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS). DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Feb-2026).
Sebbene le anomalie del 2026 non risultino le più marcate in tutte le province rispetto ai valori degli ultimi sei anni, i livelli registrati sono comunque significativamente superiori alla media, tranne per la provincia dell’Aquila che mostra un’anomalia positiva maggiormente contenuta.
🌧️ Precipitazioni e altre metriche climatiche
Nel mese di gennaio 2026, le precipitazioni totali in Abruzzo sono risultate di gran lunga superiori alla media climatologica.
Il quantitativo medio regionale è stato pari a 2041 mm, con uno scostamento di:
+ 941 mm rispetto alla media 1961–1990
+1007 mm rispetto alla media 1991–2020
Intensità di pioggia giornaliera
L’indice SDII, che misura l’intensità media delle precipitazioni nei giorni piovosi, ha assunto un valore pari a 84.37 mm/giorno.
Il valore osservato è:
+36.01 mm/giorno rispetto alla media 1961–1990
+34.07 mm/giorno rispetto alla media 1991–2020
Un SDII superiore alla media suggerisce eventi piovosi più intensi e concentrati, con potenziali implicazioni per il rischio idrogeologico
Giorni di gelo
Nel mese di gennaio 2026 sono stati osservati 15 giorni di gelo, ovvero giorni in cui la temperatura minima è scesa sotto 0°C.
Rispetto alle medie climatiche:
-6 giorni rispetto al periodo 1961–1990
-5 giorni rispetto al periodo 1991–2020
Un ulteriore indicatore del progressivo aumento della temperatura media anche nei mesi invernali.
Conclusione
I dati di gennaio 2026 confermano come le anomalie termiche positive interessino ormai anche i mesi invernali, delineando un quadro climatico sempre più distante dai valori di riferimento storici. Le precipitazioni eccezionali registrate nel corso del mese si inseriscono in un contesto di maggiore frequenza e intensità degli eventi estremi, una delle manifestazioni più evidenti dei cambiamenti climatici in atto. In questo scenario, un monitoraggio continuo e sistematico delle temperature e delle precipitazioni risulta fondamentale per comprendere l’evoluzione del clima in Abruzzo e supportare una lettura consapevole delle dinamiche ambientali regionali.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using or contains modified Copernicus Climate Change Service information . Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N. (2023): ERA5 hourly data on single levels from 1940 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.adbb2d47 (Accessed on 06-Feb-2026)
Il 17 gennaio si celebra la festa di Sant’Antonio Abate, un santo particolarmente amato e venerato in Abruzzo. Le celebrazioni a lui dedicate uniscono tradizione religiosa e riti popolari, tra cui la benedizione degli animali e l’accensione di grandi fuochi rituali, simbolo di protezione e purificazione.
Tra le manifestazioni più note vi è quella delle Farchie di Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti. Ogni anno, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, vengono accesi enormi fasci di canne, alti fino a otto metri e con un diametro di circa ottanta centimetri, che illuminano il paese in uno degli eventi folkloristici più suggestivi della regione.
Il rito affonda le sue radici in una tradizione leggendaria legata a un presunto miracolo avvenuto nel 1799, durante l’invasione francese. Secondo il racconto popolare, Sant’Antonio avrebbe fermato l’avanzata delle truppe trasformando in fiamme le querce che circondavano il paese, costringendo i soldati alla fuga. Da allora il fuoco è divenuto elemento centrale della celebrazione.
Figura 1. Le Farchie di Fara Filiorum Petri (CH). Foto: Abruzzo Turismo.
Fuochi simili, seppur con modalità diverse, vengono accesi in molte altre località abruzzesi. Accanto al valore simbolico, culturale e identitario di queste tradizioni, esiste però anche un aspetto meno visibile, legato alla qualità dell’aria e alla salute umana, che merita attenzione.
La combustione di grandi quantità di legname comporta infatti l’emissione di anidride carbonica (CO₂) e di polveri sottili, in particolare PM2.5, particelle con un diametro inferiore a 2,5 micrometri. Per avere un termine di paragone, un capello umano ha un diametro medio di circa 60 micrometri: il PM2.5 è quindi molto più piccolo e più facilmente inalabile.
Se le emissioni di CO₂ contribuiscono, seppur in misura limitata e locale, all’aumento dei gas serra, l’esposizione a elevate concentrazioni di particolato rappresenta un rischio immediato e diretto per la salute. Numerosi studi scientifici collegano l’esposizione al PM2.5 all’insorgenza e all’aggravamento di patologie respiratorie e cardiovascolari, anche gravi. La dimensione estremamente ridotta di queste particelle consente loro di penetrare fino agli alveoli polmonari e, in alcuni casi, di entrare nel flusso sanguigno.
Durante le celebrazioni di Sant’Antonio, l’aumento della concentrazione di PM2.5 è stato osservato anche dai dati delle stazioni di monitoraggio situate a decine di chilometri di distanza, come quelle di Francavilla al Mare e Ortona. Questo fenomeno è spiegabile dal fatto che il particolato atmosferico può rimanere sospeso nell’aria per periodi prolungati e trasportarsi su ampie distanze, determinando un’esposizione diffusa.
Figura 2. Istogramma delle concentrazioni medie giornaliere di PM2.5 nei giorni immediatamente prima e dopo il 17 gennaio (Sant’Antonio Abate), misurate dalle stazioni di Francavilla al Mare (blu) e Ortona (rosso). Fonte dati: ARPA Abruzzo.
Dai grafici emerge chiaramente come, nei giorni delle celebrazioni, le concentrazioni di PM2.5 risultino significativamente più elevate rispetto ai giorni precedenti e successivi. L’aumento osservato non è riconducibile a un singolo evento, ma alla combinazione di più accensioni e attività legate alla festa. In particolare, molte iniziative si svolgono in prossimità dei fuochi, spesso accompagnate anche da fuochi d’artificio, che contribuiscono ulteriormente all’emissione di particolato.
Le feste di Sant’Antonio Abate rappresentano un patrimonio culturale e identitario importante per l’Abruzzo. Essere consapevoli degli effetti temporanei sulla qualità dell’aria non significa metterne in discussione il valore, ma prestare attenzione alla propria salute, soprattutto per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiovascolari. Mantenere una certa distanza dai fuochi e limitare l’esposizione prolungata può aiutare a vivere la tradizione in modo più sicuro e informato.
Dicembre2025 è stato caratterizzato da un andamento termico di gran lunga superiore alle attese stagionali.
Temperature medie: confronto con i periodi storici
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di dicembre 2025 è stata di 5,35°C. Si tratta di un valore nettamente superiore alle medie storiche, caratterizzato da un’anomalia di +2,65°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +2,08°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 16,08°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di dicembre 2025 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Jan-2026).Figura 2. Anomalia della temperatura media di dicembre 2025 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Jan-2026).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media di dicembre 2025 risulta essere superiore ai valori medi storici, inclusi gli rintervalli di variabilità osservati in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di dicembre , sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2025
L’Aquila
1,62 ± 1,53
2,18 ± 1,57
4,65
Chieti
4,04 ± 1,38
4,58 ± 1,54
6,22
Pescara
3,29 ± 1,56
3,93 ± 1,62
5,63
Teramo
3,21 ± 1,41
3,78 ± 1,52
5,71
Abruzzo
2,71 ± 1,47
3,27 ± 1,56
5,35
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di dicembre in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia nettamente superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di dicembre 2025 risultano ancora più elevate, superando entrambe le medie storiche e quasi raddoppiando la temperatura media osservata nel periodo 1961-1990.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla temperatura media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +2,94°C
Teramo: +2,44°C
Pescara: +2,36°C
L’Aquila: +1,38°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di dicembre per il 2021, 2022, 2023 e 2024, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi cinque anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di dicembre tra il 2021 e il 2025, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Jan-2026).
Sebbene le anomalie del 2025 non risultino le più marcate in tutte le province rispetto ai valori degli ultimi cinque anni, i livelli registrati sono comunque significativamente superiori alla media.
Bilancio climatico dell’anno
Il 2025 si chiude come un anno significativamente più caldo della media in Abruzzo, confermando una tendenza ormai consolidata all’aumento delle temperature su scala regionale. In particolare, la temperatura media regionale annuale del 2025 ha fatto registrare:
+2,07°C rispetto al periodo di riferimento 1961–1990
+1,25°C rispetto al periodo 1991–2020
Conclusione
I dati di dicembre 2025 mostrano che anche il periodo invernale è interessato da anomalie termiche significative, inserite in un quadro che ormai coinvolge l’intero arco dell’anno. Un monitoraggio continuo delle temperature diventa quindi essenziale per comprendere l’evoluzione del clima in Abruzzo.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using Copernicus Climate Change Service information 2026. Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Muñoz Sabater, J., Comyn-Platt, E., Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N., Cagnazo, C., Cucchi, M. (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Jan-2026)
L’anno appena iniziato segna un passaggio cruciale per la qualità dell’aria in Europa. Entro l’11 dicembre, infatti, tutti i Paesi dell’Unione Europea dovranno adeguarsi a limiti più stringenti sulle concentrazioni degli inquinanti atmosferici, così come stabilito dalla Direttiva (UE) 2024/2881 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, relativa alla qualità dell’aria ambiente e a un’aria più pulita in Europa.
Con riferimento alle polveri sottili, la normativa europea stabilisce che entro l’11 dicembre 2026 le concentrazioni di PM10 non debbano superare il valore di 50 µg/m³ come media giornaliera per più di 35 giorni all’anno e che la concentrazione media annuale resti al di sotto dei 40 µg/m³. Per il PM2.5, il valore limite della concentrazione media annuale è fissato a 25 µg/m³. Successivamente a tale data, i limiti per entrambe le frazioni di particolato saranno ulteriormente ridotti e dovranno essere pienamente raggiunti entro il 1° gennaio 2030, come indicato in Tabella 1.
Inquinante
Tipo di media
Valore limite
Superamenti consentiti
Da raggiungere entro
PM10
Media 24h
50 µg/m³
35 volte/anno
11 dicembre 2026
45 µg/m³
18 volte/anno
1 gennaio 2030
Media annuale
40 µg/m³
–
11 dicembre 2026
20 µg/m³
–
1 gennaio 2030
PM2.5
Media 24h
25 µg/m³
18 volte/anno
1 gennaio 2030
Media annuale
25 µg/m³
–
11 dicembre 2026
10 µg/m³
–
1 gennaio 2030
Tabella 1. Valori limite per la protezione della salute umana. Fonte:Direttiva UE 2024/2881.
Ma qual è la situazione in Abruzzo? La regione sarà in grado di rispettare i limiti da raggiungere entro l’11 dicembre 2026? E sarà pronta ad affrontare i requisiti ancora più stringenti previsti per il 1° gennaio 2030? Per rispondere a queste domande è necessario analizzare i dati preliminari pubblicati da ARPA Abruzzo (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) relativi alle concentrazioni di PM2.5 e PM10 per l’anno 2025.
Figura 1. Istogrammi della concentrazione media annua per il 2025 nei capoluoghi abruzzesi, con confronto tra i limiti normativi attualmente in vigore (linee blu) e quelli che dovranno essere rispettati entro il 2030 (linee nere) per il PM2.5 (a sinistra) e il PM10 (a destra). Fonte dati: ARPA Abruzzo.
I valori delle concentrazioni medie annuali di particolato (PM2.5 e PM10), riportati in Figura 1, risultano inferiori ai limiti da rispettare entro l’11 dicembre 2026 in tutti i capoluoghi abruzzesi. Tuttavia, se si considerano i valori limite più restrittivi previsti per il 2030, emerge un quadro maggiormente critico. In particolare, Chieti e Pescara presentano lievi superamenti del limite per il PM10, mentre per il PM2.5 le stesse città mostrano scostamenti più significativi, ai quali si aggiunge anche Teramo, seppur con un superamento contenuto. La sola città dell’Aquila risulta pienamente conforme a entrambi i limiti, per entrambe le frazioni di particolato..
Conclusioni analoghe si possono trarre analizzando il numero annuale di superamenti del valore limite giornaliero. Con riferimento al limite attuale per il PM10 (35 superamenti annui), tutte le città si collocano ben al di sotto della soglia consentita. Anche rispetto al nuovo limite di 18 superamenti annui, come evidenziato dai dati in Tabella 2, soltanto la stazione di Via Sacco a Pescara si avvicina al valore massimo, con 13 superamenti.
Diverso è il quadro per il PM2.5, per il quale la normativa vigente non prevede attualmente un numero massimo di superamenti giornalieri. Con l’introduzione del nuovo limite di 18 superamenti annui, sia Chieti sia Pescara risultano oltre la soglia, in alcuni casi quasi raddoppiandola. Rimangono invece contenuti i valori registrati nelle città di Teramo e L’Aquila.
Inquinante
Città
Nome stazione
Concentrazione media annuale
Numero di superamenti annuale (limite corrente)
Numero di superamenti annuale (nuovo limite)
PM10
L’Aquila
Via Amiternum
14,6 µg/m³
2
4
Teramo
Porta Reale
17,9 µg/m³
0
0
Chieti
Scuola Antonelli
20,0 µg/m³
1
6
Pescara
T. D’Annunzio
20,9 µg/m³
3
6
Via Firenze
20,2 µg/m³
2
3
Via Sacco
21,3 µg/m³
5
13
PM2.5
L’Aquila
Via Amiternum
8,7 µg/m³
–
4
Teramo
Gammarana
10,4 µg/m³
–
7
Chieti
Scuola Antonelli
13,9 µg/m³
–
38
Pescara
T. D’Annunzio
11,9 µg/m³
–
30
Via Firenze
12,7 µg/m³
–
40
Tabella 2. Valori della concentrazione media annua per il 2025 di PM10 e PM2.5 misurati nelle stazioni dei capoluoghi abruzzesi e confronto del numero di superamenti rispetto ai limiti normativi attualmente in vigore e a quelli che entreranno in vigore entro il 2030.
Nel complesso, i dati relativi al 2025 indicano una situazione incoraggiante per quanto riguarda il rispetto dei limiti a tutela della salute umana che dovranno essere raggiunti entro l’11 dicembre 2026, sia per il PM10 sia per il PM2.5. Tuttavia, in vista degli obiettivi fissati per il 2030, tutte le città capoluogo, ad eccezione dell’Aquila, saranno chiamate a compiere uno sforzo significativo per ridurre le emissioni di questi inquinanti, notoriamente dannosi per la salute.
È infine necessaria un’ulteriore riflessione sul sistema di monitoraggio. Attualmente, ciascun capoluogo dispone di una sola stazione di misura per ogni inquinante (in alcuni casi una stessa stazione è attrezzata per rilevare più parametri), fatta eccezione per Pescara. La variabilità delle concentrazioni annuali e del numero di superamenti osservata tra le diverse stazioni di Pescara, riportata in Tabella 2, evidenzia ancora una volta una criticità già segnalata in un precedente articolo: la bassa densità della rete di monitoraggio. In assenza di un numero adeguato di sensori distribuiti sul territorio, non è possibile stabilire con certezza se il rispetto dei limiti normativi riguardi l’intera regione o soltanto le zone prossime alle stazioni di misura.
Novembre2025 è stato caratterizzato da un andamento termico superiore alle attese stagionali.
Temperature medie: confronto con i periodi storici
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di novembre 2025 è stata di 7,80°C. Si tratta di un valore superiore alle medie storiche, con un’anomalia di +1,25°C rispetto al periodo 1961–1990 e di +0,32°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 22,0°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di novembre 2025 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Dec-2025).Figura 2. Anomalia della temperatura media di novembre 2025 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Dec-2025).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media di novembre 2025 risulta essere superiore ai valori medi storici, pur rientrando nell’intervallo di variabilità osservato in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di novembre, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2025
L’Aquila
5,46 ± 1,33
6,34 ± 1,26
6,84
Chieti
7,77 ± 1,34
8,75 ± 1,28
8,92
Pescara
7,31 ± 1,35
8,32 ± 1,28
8,37
Teramo
7,10 ± 1,27
8,04 ± 1,29
8,27
Abruzzo
6,55 ± 1,32
7,48 ± 1,28
7,80
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di novembre in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia nettamente superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino all’interno dell’intervallo di variabilità. Tuttavia, le temperature di novembre 2025 risultano ancora più elevate, superando entrambe le medie storiche.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +1,44°C
Pescara: +0,90°C
Teramo: +0,80°C
L’Aquila: -0,63°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di novembre per il 2021, 2022, 2023 e 2024, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi cinque anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di novembre tra il 2021 e il 2025, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Dec-2025).
Nonostante le anomalie del 2025 siano le meno marcate per tutte le provincie rispetto ai valori degli ultimi cinque anni, i valori sono comunque significativamente superiori alla media, eccezion fatta per la provincia dell’Aquila.
Conclusione
Le temperature di novembre 2025 mostrando valori termici superiori alle medie climatiche relative agli anni 1961-1990 e 1991-2020. Pur risultando leggermente inferiori rispetto agli ultimi anni (cfr. Figura 3.), sarà solo un monitoraggio continuo a indicarci se quanto osservato rappresenti un’anomalia isolata o l’inizio di una nuova tendenza per il clima regionale.
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Disclaimer: Generated using Copernicus Climate Change Service information 2025. Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Muñoz Sabater, J., Comyn-Platt, E., Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N., Cagnazo, C., Cucchi, M. (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Dec-2025)
Quando si parla dello scioglimento dei ghiacciai e del conseguente aumento del livello degli oceani, un buon cocktail può aiutarci a rinfrescarci le idee. Immaginatevi seduti al tavolo di un bar, con il bicchiere tra le mani ad osservare il ghiaccio sciogliersi lentamente, diluendo il vostro drink. Istintivamente potremmo aspettarci che, man mano che il ghiaccio si scioglie, il livello del liquido nel bicchiere aumenti.
In realtà, il principio di Archimede ci insegna che l’acqua liberata dal ghiaccio occupa lo stesso volume del ghiaccio stesso, mantenendo invariato il livello del cocktail. Questo comportamento, per quanto semplificato, non sembra spiegare il legame tra lo scioglimento dei ghiacci e l’aumento del livello degli oceani, che richiede la considerazione di un ulteriore elemento fondamentale: la natura del ghiaccio coinvolto
Gli iceberg ed il ghiaccio galleggiante, già immersi nell’acqua degli oceani, quando si sciolgono, non ne aumentano direttamente il livello, proprio come nel caso del nostro cocktail. È lo scioglimento dei ghiacciai terrestri, come quello del Calderone sul Gran Sasso, a contribuire in modo significativo all’innalzamento del livello degli oceani. Quando questi massicci blocchi di ghiaccio si sciolgono, riversano enormi quantità di acqua negli oceani, aggiungendo nuovo volume all’acqua già presente.
Figura 1.Parte sommitale del ghiacciaio del Calderone (declassato a glacionevato dal 2019) nell’estate del 2007. Fonte immagine: EN, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Ma c’è di più. L’aumento della temperatura globale, causato principalmente dalle attività umane, contribuisce ulteriormente all’innalzamento del livello degli oceani attraverso un processo noto come dilatazione termica. Aumentando la temperatura, le molecole d’acqua iniziano a vibrare più rapidamente, sviluppando una maggiore energia che aumenta la distanza tra di loro, portando quindi all’espansione dell’acqua ed al conseguente aumento del suo volume complessivo. Questo fenomeno, sebbene meno intuitivo, riveste un ruolo cruciale e può contribuire in misura uguale, se non maggiore, rispetto allo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento dei livelli oceanici.
Comprendere le dinamiche di questi processi è fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e per sviluppare politiche informate, capaci di guidare una gestione sostenibile delle risorse e di tutelare le nostre coste sempre più esposte.
Ottobre 2025 è stato caratterizzato da un andamento termico conforme alle attese stagionali.
Temperature medie: confronto con i periodi storici
Secondo i dati Copernicus, la temperatura media regionale registrata in Abruzzo nel mese di ottobre 2025 è stata di 11,47°C. Si tratta di un valore inferiore alle medie storiche, con un’anomalia di -0,07°C rispetto al periodo 1961–1990 e di -0,70°C rispetto al periodo 1991–2020. La temperatura massima ha invece raggiunto i 23,93°C.
La distribuzione dell’anomalia termica sul territorio regionale, in relazione ai due periodi di riferimento, è illustrata in Figura 1 e Figura 2, rispettivamente.
Figura 1. Anomalia della temperatura media di ottobre 2025 rispetto alla media relativa al periodo 1961-1990 nella regione Abruzzo. Fonte:Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Nov-2025).Figura 2. Anomalia della temperatura media di ottobre 2025 rispetto alla media relativa al periodo 1991-2020 nella regione Abruzzo. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Nov-2025).
Temperature a confronto: i dati provincia per provincia
La temperatura media di ottobre 2025 risulta essere in linea non solo con i valori medi storici, ma anche l’intervallo di variabilità osservato in entrambi i periodi di riferimento, come mostrato in Tabella 1, che riporta nel dettaglio le temperature medie di ottobre, sia a livello provinciale che regionale, confrontate con le medie storiche e le relative variazioni nei due periodi di riferimento: 1961–1990 e 1991–2020.
Provincia
Media 1961-1990 (°C)
Media 1991-2020 (°C)
Media 2025
L’Aquila
10,57 ± 1,47
11,13 ± 1,10
10,40
Chieti
12,55 ± 1,39
13,30 ± 1,08
12,57
Pescara
12,38 ± 1,40
13,08 ± 1,08
12,35
Teramo
12,09 ± 1,36
12,67 ± 1,05
12,08
Abruzzo
11,54 ± 1,42
12,17 ± 1,08
11,47
Tabella 1. Temperature medie registrate nel mese di ottobre in Abruzzo per i trentennali 1961-1990 e 1991-2020, con i dati dell’anno in corso, suddivisi per provincia.
I dati riportati in Tabella 1 indicano come la temperatura media del periodo 1991–2020, sia a livello provinciale che regionale, sia leggermente superiore rispetto al periodo 1961–1990, sebbene i valori rientrino ampiamente all’interno dell’intervallo di variabilità. Anche le temperature di ottobre 2025 risultano essere in linea, se non inferiori, alle medie storiche.
Analizzando i dati provinciali, le anomalie rispetto alla media regionale del periodo 1991–2020, ordinate dalla più alla meno marcata, risultano le seguenti:
Chieti: +0,41°C
Pescara: +0,18°C
Teramo: -0,09°C
L’Aquila: -1,77°C
Queste variazioni sono ben evidenziate nel grafico di Figura 3, che mostra anche il confronto i dati relativi al mese di ottobre per il 2021, 2022, 2023 e 2024, offrendo una panoramica sull’evoluzione termica degli ultimi cinque anni.
Figura 3. Anomalie della temperatura media registrate nel mese di ottobre tra il 2021 e il 2025, rispetto alla media regionale 1991-2020, suddivise per provincia. Fonte: Copernicus Climate Change Service, Climate Data Store, (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Nov-2025).
Dopo il 2021, le anomalie del 2025 risultano essere le più contenute per tutte le provincie rispetto ai valori degli ultimi cinque anni.
Conclusione
Le temperature di ottobre 2025 mostrando valori termici in linea con la medie climatiche relative agli anni 1961-1990 e 1991-2020.
Scopri il bollettino relativo al mese scorso, e continua a seguire la rubrica per proseguire l’osservazione nei prossimi mesi.
Disclaimer: Generated using Copernicus Climate Change Service information 2025. Neither the European Commission nor ECMWF is responsible for any use that may be made of the Copernicus information or data it contains.
Data: Muñoz Sabater, J., Comyn-Platt, E., Hersbach, H., Bell, B., Berrisford, P., Biavati, G., Horányi, A., Muñoz Sabater, J., Nicolas, J., Peubey, C., Radu, R., Rozum, I., Schepers, D., Simmons, A., Soci, C., Dee, D., Thépaut, J-N., Cagnazo, C., Cucchi, M. (2024): ERA5-land post-processed daily-statistics from 1950 to present. Copernicus Climate Change Service (C3S) Climate Data Store (CDS), DOI: 10.24381/cds.e9c9c792 (Accessed on 06-Nov-2025)