Aria viziata, mente stanca: cosa fa la CO₂ al nostro cervello
A tutti sarà capitato di sentirsi particolarmente stanchi e avere difficoltà a concentrarsi o a svolgere anche compiti che richiedono uno sforzo cerebrale minimo dopo lunghe riunioni di lavoro o dopo alcune ore trascorse a scuola. In molti casi si tratta semplicemente di affaticamento mentale; tuttavia, nelle situazioni appena descritte, questi sintomi possono essere legati anche a un altro fattore spesso trascurato: l’esposizione prolungata a livelli elevati di anidride carbonica (CO₂).

Negli ambienti chiusi con molte persone, come una classe scolastica o una sala riunioni, si creano infatti le condizioni ideali per l’accumulo di CO₂ prodotta dalla respirazione umana. Durante la respirazione inspiriamo aria ricca di ossigeno; nei polmoni il sangue assorbe questo ossigeno e rilascia anidride carbonica, che viene poi espirata. Un adulto respira mediamente circa 30 litri d’aria all’ora. Dell’aria espirata, circa il 4,5% è costituito da CO₂, una concentrazione molto più elevata rispetto a quella presente nell’aria atmosferica, che è circa lo 0,04%.
In un ambiente affollato e poco ventilato, questa differenza fa sì che la concentrazione di CO₂ aumenti rapidamente. In una classe scolastica o in una sala riunioni con molte persone, bastano poche ore perché i livelli si innalzino in modo significativo. Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata a concentrazioni elevate di CO₂ può ridurre la nostra capacità di concentrazione, rallentare i processi decisionali e rendere più difficile anche lo svolgimento di compiti relativamente semplici. Ecco perché una buona ventilazione degli ambienti non è solo una questione di comfort, ma anche di benessere cognitivo: far circolare l’aria significa aiutare il cervello a lavorare meglio e sentirsi più lucidi e riposati.
A questo punto può sorgere una domanda spontanea: se ognuno di noi espira una quantità relativamente significativa di CO₂, non siamo forse anche noi responsabili dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera e quindi del cambiamento climatico? La risposta, sorprendentemente, è no.
La CO₂ che espiriamo fa infatti parte di un ciclo naturale del carbonio. Attraverso la fotosintesi, le piante assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e incorporano il carbonio nei propri tessuti. Quando noi mangiamo piante, o animali che si sono nutriti di piante, assimiliamo quel carbonio. La CO₂ che espiriamo è quindi semplicemente il ritorno in atmosfera dello stesso carbonio che le piante avevano precedentemente catturato. Si tratta dunque di un ciclo chiuso e in equilibrio naturale.
Il problema del cambiamento climatico nasce invece quando introduciamo nell’atmosfera carbonio “nuovo” dal punto di vista del ciclo naturale, come quello contenuto nei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), rimasto intrappolato nel sottosuolo per milioni di anni. Bruciandoli, immettiamo nell’atmosfera grandi quantità di CO₂ aggiuntiva, alterando l’equilibrio del sistema.
