El Niño potrebbe tornare nel 2026: cosa significa per il clima globale e quali effetti potrebbe avere in Italia ed in Abruzzo
Lo scorso 14 maggio il Climate Prediction Center (CPC), agenzia federale statunitense specializzata nelle previsioni climatiche, ha comunicato che esiste l’82% di probabilità che le condizioni di El Niño si sviluppino tra maggio e luglio 2026, con una probabilità che il fenomeno persista fino all’inverno 2026-2027 pari al 96%.
La notizia ha rapidamente attirato l’attenzione della comunità scientifica e dei media internazionali, poiché El Niño è uno dei principali fenomeni climatici naturali in grado di influenzare il clima globale. Ma cos’è esattamente El Niño? E quali potrebbero essere gli effetti sull’Italia e sull’Abruzzo?
El Niño fa parte del ciclo climatico noto come ENSO (El Niño Southern Oscillation), una fluttuazione periodica che coinvolge l’Oceano Pacifico equatoriale e l’atmosfera sovrastante. Il ciclo ENSO si alterna tra due fasi opposte: El Niño e La Niña, intervallate da una fase neutra.
Durante El Niño, gli alisei, i venti che soffiano da est verso ovest lungo il Pacifico equatoriale, tendono ad indebolirsi. Di conseguenza, la risalita delle acque fredde profonde lungo le coste occidentali del Sud America viene rallentata, favorendo un aumento delle temperature superficiali dell’oceano nella parte centrale e orientale del Pacifico. La Niña rappresenta invece la fase opposta: gli alisei si intensificano, la risalita di acque fredde aumenta e le temperature superficiali oceaniche risultano inferiori alla media.

Figura 1. Confronto tra le condizioni normali del Pacifico equatoriale e quelle associate allo sviluppo di El Niño. Fonte: NOAA.
Durante El Niño si registrano spesso precipitazioni più abbondanti lungo le coste occidentali del Sud America, mentre Australia, Indonesia e alcune regioni dell’Asia meridionale possono sperimentare condizioni di siccità anche severe. Durante La Niña, invece, gli effetti tendono generalmente a invertirsi.
Il ciclo ENSO ha una periodicità variabile, generalmente compresa tra 2 e 7 anni, e può durare dai 9 ai 12 mesi. Ma se El Niño è un fenomeno naturale ricorrente, perché il possibile evento del 2026 sta attirando così tanta attenzione? Uno degli indicatori principali utilizzati per monitorarne l’evoluzione è la temperatura superficiale del mare nella cosiddetta regione Niño 3.4, situata nel Pacifico equatoriale centrale. Valori superiori alla media di +0,5°C indicano lo sviluppo di El Niño, mentre anomalie della stessa intensità ma negative sono associate a La Niña.

Gli ultimi dati del CPC mostrano un’anomalia positiva di circa +0,4°C, con un progressivo aumento delle temperature oceaniche negli ultimi mesi. Le proiezioni indicano che questa anomalia potrebbe aumentare ulteriormente e, secondo alcune ipotesi discusse negli ultimi giorni, non si può escludere la formazione di un cosiddetto “Super El Niño”, ovvero un episodio particolarmente intenso, in grado di accentuare gli impatti climatici osservati normalmente durante queste fasi. Tuttavia, è importante sottolineare che i dati attualmente disponibili non consentono ancora di stimare l’intensità dell’evento. Saranno necessari ulteriori mesi di osservazione per capirlo.
A differenza delle regioni che si affacciano sul Pacifico, El Niño non influenza direttamente il clima europeo. Le connessioni atmosferiche tra Pacifico ed Europa, chiamate “teleconnessioni”, sono infatti molto complesse e non producono sempre gli stessi effetti. Ogni episodio di El Niño presenta caratteristiche proprie e può interagire in modo diverso con gli altri fattori che regolano il clima europeo. Nonostante ciò, gli studi sui precedenti eventi mostrano alcune tendenze ricorrenti. Durante gli inverni influenzati da El Niño, il Nord Europa tende a sperimentare condizioni più fredde e secche, mentre l’area mediterranea può essere associata a inverni più miti e, in alcuni casi, più piovosi. Per l’Italia e l’Abruzzo, tuttavia, non è possibile prevedere effetti diretti o automatici. Molto dipenderà dall’intensità dell’evento e dalla sua interazione con altri elementi della circolazione atmosferica.
Fenomeni come El Niño e La Niña fanno parte della naturale variabilità climatica terrestre e i loro effetti, nel lungo periodo, tendono almeno in parte a compensarsi. Per questo motivo, il dato più rilevante non è tanto il temporaneo aumento della temperatura globale associato a un singolo episodio di El Niño, quanto il trend di riscaldamento osservato negli ultimi decenni. Anche tenendo conto delle oscillazioni naturali del sistema climatico, infatti, la temperatura media globale continua a mostrare una chiara tendenza all’aumento. Questo indica che il cambiamento climatico attualmente in corso non può essere spiegato soltanto dai cicli naturali come ENSO, ma rappresenta un fenomeno più ampio e persistente. In questo contesto, El Niño non è tanto la causa del riscaldamento globale, quanto un fattore che può temporaneamente amplificarne gli effetti, rendendo ancora più evidenti anomalie termiche e fenomeni estremi già osservati a livello mondiale.
