Idroelettrico in Abruzzo: potenzialità, limiti e prospettive future
La produzione di energia idroelettrica in Italia prende avvio alla fine dell’Ottocento e si diffonde rapidamente grazie a due condizioni favorevoli: la scarsità di combustibili fossili e la presenza capillare di corsi d’acqua che attraversano ampie vallate. In questo scenario, regioni dal profilo prevalentemente montuoso e ricche di bacini idrici, come l’Abruzzo, hanno trovato nell’idroelettrico una risorsa pienamente coerente con la propria morfologia e con la disponibilità naturale del territorio.
All’inizio del Novecento, tali caratteristiche alimentarono l’idea che l’Italia potesse raggiungere un’autosufficienza energetica stabile sfruttando la forza dell’acqua. Tuttavia, nel secondo dopoguerra la domanda di energia elettrica aumentò rapidamente, imponendo la realizzazione di nuovi impianti per sostenere la crescita industriale e civile. Proprio in quel periodo, però, il potenziale di ulteriore espansione dell’idroelettrico iniziò a mostrare segnali di saturazione, come evidenziato dal grafico in Figura 1.

Con riferimento al contesto regionale, al 31 dicembre 2024 in Abruzzo risultano in esercizio 74 impianti idroelettrici, per una potenza efficiente netta complessiva di 1.071,1 MW. Nel corso del 2024, la provincia con la maggiore produzione è Teramo, con circa 363 GWh, seguita da Pescara (276 GWh), Chieti (253 GWh) e L’Aquila (204 GWh), per un totale regionale pari a circa 1,1 miliardi di kWh.
Questo valore rappresenta circa il 2% dell’energia idroelettrica prodotta complessivamente in Italia nello stesso anno, una quota leggermente inferiore alla media registrata nel corso del secolo, come mostrato in Figura 2. Il dato evidenzia come, pur non essendo tra le regioni leader a livello nazionale, l’Abruzzo mantenga un ruolo significativo nel panorama delle rinnovabili, grazie a una rete impiantistica diffusa nel territorio.

Parallelamente, la necessità di ridurre le emissioni climalteranti ha reso imprescindibile lo sviluppo di ulteriori fonti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico. In Italia, questi settori hanno registrato progressi significativi, arrivando a rappresentare complessivamente circa il 22% della produzione totale di elettricità. Nonostante ciò, il contributo principale tra le rinnovabili resta quello dell’idroelettrico, che nel 2024 copre circa il 48% della produzione rinnovabile nazionale.
Tale centralità, tuttavia, pone interrogativi per il futuro. Da un lato, l’idroelettrico appare ormai sfruttato quasi al massimo delle sue potenzialità, con margini di crescita limitati; dall’altro, la sua produttività è strettamente legata alla disponibilità idrica, sempre più condizionata dai cambiamenti climatici.
Gli eventi estremi incidono in modo diretto sulla produzione. La marcata siccità registrata tra l’inverno 2021 e il 2022 ha comportato una riduzione del 42% dell’energia prodotta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con effetti evidenti anche nei territori dell’Appennino centrale. Al contrario, precipitazioni particolarmente intense possono determinare il rapido riempimento degli invasi e lo sfioro di grandi volumi d’acqua non sfruttabili a fini energetici, come accaduto alla Diga di Ridracoli durante un recente episodio di forti piogge.
In questo contesto di saturazione del grande idroelettrico e di crescente instabilità climatica, una prospettiva interessante per l’Abruzzo è rappresentata dallo sviluppo del micro idroelettrico. Impianti di piccola scala, generalmente installati su corsi d’acqua minori, acquedotti o canali esistenti, capaci di produrre energia con un impatto ambientale più contenuto rispetto alle grandi dighe.
Per una regione come l’Abruzzo, caratterizzata da una diffusa rete di corsi d’acqua montani e da piccoli centri distribuiti sul territorio, il micro idroelettrico può costituire una soluzione complementare: non tanto per incrementare in modo significativo la produzione complessiva, quanto per favorire l’autoconsumo locale, la generazione distribuita e una maggiore resilienza energetica delle comunità.
