Il fuoco che illumina la tradizione: Sant’Antonio e la qualità dell’aria
Il 17 gennaio si celebra la festa di Sant’Antonio Abate, un santo particolarmente amato e venerato in Abruzzo. Le celebrazioni a lui dedicate uniscono tradizione religiosa e riti popolari, tra cui la benedizione degli animali e l’accensione di grandi fuochi rituali, simbolo di protezione e purificazione.
Tra le manifestazioni più note vi è quella delle Farchie di Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti. Ogni anno, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, vengono accesi enormi fasci di canne, alti fino a otto metri e con un diametro di circa ottanta centimetri, che illuminano il paese in uno degli eventi folkloristici più suggestivi della regione.
Il rito affonda le sue radici in una tradizione leggendaria legata a un presunto miracolo avvenuto nel 1799, durante l’invasione francese. Secondo il racconto popolare, Sant’Antonio avrebbe fermato l’avanzata delle truppe trasformando in fiamme le querce che circondavano il paese, costringendo i soldati alla fuga. Da allora il fuoco è divenuto elemento centrale della celebrazione.

Fuochi simili, seppur con modalità diverse, vengono accesi in molte altre località abruzzesi. Accanto al valore simbolico, culturale e identitario di queste tradizioni, esiste però anche un aspetto meno visibile, legato alla qualità dell’aria e alla salute umana, che merita attenzione.
La combustione di grandi quantità di legname comporta infatti l’emissione di anidride carbonica (CO₂) e di polveri sottili, in particolare PM2.5, particelle con un diametro inferiore a 2,5 micrometri. Per avere un termine di paragone, un capello umano ha un diametro medio di circa 60 micrometri: il PM2.5 è quindi molto più piccolo e più facilmente inalabile.
Se le emissioni di CO₂ contribuiscono, seppur in misura limitata e locale, all’aumento dei gas serra, l’esposizione a elevate concentrazioni di particolato rappresenta un rischio immediato e diretto per la salute. Numerosi studi scientifici collegano l’esposizione al PM2.5 all’insorgenza e all’aggravamento di patologie respiratorie e cardiovascolari, anche gravi. La dimensione estremamente ridotta di queste particelle consente loro di penetrare fino agli alveoli polmonari e, in alcuni casi, di entrare nel flusso sanguigno.
Durante le celebrazioni di Sant’Antonio, l’aumento della concentrazione di PM2.5 è stato osservato anche dai dati delle stazioni di monitoraggio situate a decine di chilometri di distanza, come quelle di Francavilla al Mare e Ortona. Questo fenomeno è spiegabile dal fatto che il particolato atmosferico può rimanere sospeso nell’aria per periodi prolungati e trasportarsi su ampie distanze, determinando un’esposizione diffusa.

Dai grafici emerge chiaramente come, nei giorni delle celebrazioni, le concentrazioni di PM2.5 risultino significativamente più elevate rispetto ai giorni precedenti e successivi. L’aumento osservato non è riconducibile a un singolo evento, ma alla combinazione di più accensioni e attività legate alla festa. In particolare, molte iniziative si svolgono in prossimità dei fuochi, spesso accompagnate anche da fuochi d’artificio, che contribuiscono ulteriormente all’emissione di particolato.
Le feste di Sant’Antonio Abate rappresentano un patrimonio culturale e identitario importante per l’Abruzzo. Essere consapevoli degli effetti temporanei sulla qualità dell’aria non significa metterne in discussione il valore, ma prestare attenzione alla propria salute, soprattutto per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiovascolari. Mantenere una certa distanza dai fuochi e limitare l’esposizione prolungata può aiutare a vivere la tradizione in modo più sicuro e informato.




