Qualità dell’aria e rete di monitoraggio in Abruzzo: limiti rispettati, ma rete ancora da rafforzare
I dati preliminari pubblicati da ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) Abruzzo sulle concentrazioni di polveri sottili (PM2.5 e PM10) relativi al 2024 mostrano che i limiti annuali di concentrazione sono stati rispettati in tutte le stazioni di monitoraggio della regione. Un risultato positivo, ma che, se analizzato nel dettaglio, evidenzia la necessità di una rete di monitoraggio più capillare, capace di rappresentare in modo più preciso le diverse realtà ambientali del territorio abruzzese.
Le concentrazioni di polveri sottili vengono calcolate come medie annuali, un approccio necessario per valutare il rispetto dei limiti di legge, ma che non consente di cogliere i picchi di inquinamento che possono verificarsi in poche ore o giorni per via di eventi legati a fenomeni meteorologici, traffico intenso o attività locali. Inoltre, nel 2024, ARPA Abruzzo disponeva di 9 stazioni attive per il monitoraggio del PM2.5 e 11 per il PM10. Considerando che la regione copre una superficie di circa 10.831 km², ogni stazione risulta rappresentativa di un’area media di oltre 1.000 km². È evidente che una sola stazione non può descrivere con precisione la qualità dell’aria in territori così ampi e diversificati. In particolare, la provincia di Teramo (che si estende per circa 2.000 km²) ha un solo sensore per PM2.5 e per PM10. La più vasta provincia dell’Aquila, che supera i 5.000 km² di estensione, dispone di soltanto due sensori per ciascuno di questi inquinanti.
Sebbene la distribuzione delle stazioni sia pensata e pianificata per coprire le aree più significative, la densità di monitoraggio resta limitata e non sempre in grado di rilevare variazioni locali o improvvisi aumenti dell’inquinamento.

Negli ultimi anni si stanno diffondendo i sensori a basso costo, dispositivi ottici in grado di misurare le concentrazioni di PM2.5 e PM10 con un’accuratezza accettabile a costi contenuti. Questi strumenti consentono di creare reti di monitoraggio più dense e dinamiche, con una risoluzione spaziale di pochi metri e temporale di pochi minuti.
Secondo studi condotti dalle Università di Cambridge e Birmingham, se opportunamente calibrati e corretti, i dati raccolti da questi sensori risultano confrontabili con quelli delle stazioni ufficiali, offrendo un valido supporto alla rete di monitoraggio istituzionale. Un esempio concreto di partecipazione è il progetto internazionale Sensor Community, che raccoglie i dati di quasi 12.000 sensori in tutto il mondo. Con una spesa di poche decine di euro e un po’ di manualità, chiunque può assemblare e installare un proprio sensore domestico per monitorare la qualità dell’aria. Una volta connesso a Internet, il dispositivo trasmette automaticamente i dati al portale del progetto, che li mostra su una mappa interattiva accessibile a tutti. In questo modo, ogni cittadino può contribuire alla conoscenza collettiva della qualità dell’aria locale.
Unendo le misurazioni ufficiali con quelle della cittadinanza attiva, è possibile potenziare la rete di monitoraggio esistente e individuare in tempo reale eventuali criticità locali. L’Abruzzo può così continuare a migliorare la propria capacità di controllo ambientale, costruendo una rete più completa, trasparente e utile per la salute di tutti.
